Un Confronto tra le Stagioni Estive 2024 e 2025 e Prospettive per il Futuro


Il presente rapporto fornisce un’analisi comparativa e critica della sicurezza in montagna in Italia, esaminando i dati e le dinamiche emerse nel corso delle stagioni estive 2024 e 2025. L’analisi si basa su una revisione di notizie, statistiche ufficiali e report istituzionali. I risultati evidenziano una situazione di allarmante continuità nel trend degli incidenti mortali, con l’estate 2025 che sembra confermare e, in alcune metriche, aggravare il quadro già preoccupante del 2024.

Le cause principali rimangono l’impreparazione, la sottovalutazione dei rischi e la mancanza di una cultura escursionistica di base. A questi fattori si aggiunge il crescente e pervasivo ruolo dei social media, che trasformano la montagna da ambiente naturale complesso a mero “sfondo” per la ricerca di visibilità, incentivando comportamenti sconsiderati. Sebbene il sistema di soccorso e le associazioni di settore, come il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e il Club Alpino Italiano (CAI), stiano intensificando le proprie attività di prevenzione, le evidenze mostrano che le campagne tradizionali non riescono a raggiungere il pubblico più a rischio, ovvero il frequentatore occasionale e non affiliato. Per invertire questa tendenza, si rende necessario un cambio di paradigma che integri in modo proattivo l’educazione, la tecnologia e una nuova forma di comunicazione mirata, superando la frammentazione istituzionale e colmando il divario tra la cultura della montagna consolidata e le nuove dinamiche sociali.


La Stagione Estiva 2025: Un Bilancio Parziale e Allarmante

Il Contesto di una Stagione Tragica: Dati Preliminari e Trend dei Decessi

L’estate 2025 ha segnato un’escalation di incidenti mortali sulle montagne italiane, con un bilancio preliminare che suscita profonda preoccupazione. Le notizie di cronaca, diffuse a metà agosto, indicavano che il numero di vittime si stava rapidamente avvicinando alla soglia di 100 decessi dall’inizio della stagione estiva. Un dato intermedio del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino (CNSAS), aggiornato al 23 luglio 2025, aveva già registrato 83 morti. Il rapido incremento di quasi 20 decessi in meno di un mese (tra fine luglio e metà agosto) non rappresenta una semplice continuità del trend, ma suggerisce una potenziale accelerazione della fatalità proprio durante il picco di frequentazione turistica, dove l’alta affluenza di persone e le condizioni ambientali estive possono amplificare i fattori di rischio preesistenti.

La Cronaca degli Incidenti: Casi Emblematici di Agosto 2025

I tragici eventi di agosto 2025 hanno colpito sia alpinisti esperti che escursionisti meno preparati, dimostrando che il rischio in montagna è diversificato e non si limita a un’unica tipologia di frequentatore. Tra i casi più eclatanti, la cronaca ha riportato la morte di due alpinisti italiani, un uomo e una donna, a seguito di un incidente sul massiccio del Monte Rosa, in particolare sul Castore. Nelle stesse ore, un’altra tragedia si è verificata sul Monte Bianco, evidenziando il costante impegno del Soccorso Alpino Valdostano. Ulteriori notizie hanno confermato un decesso sul Monte Pence, nel Cuneese, dove un uomo è precipitato sotto gli occhi di altri escursionisti. Questa sequenza di eventi sottolinea come la sfida della sicurezza in montagna sia a più livelli: non solo prevenire l’improvvisazione, ma anche gestire i rischi intrinseci legati a tutte le attività, dalle escursioni in alta quota alle vie più impegnative.

Cause e Fattori di Rischio: Impreparazione e Incoscienza

Le testimonianze e le analisi preliminari per l’estate 2025 confermano che la causa principale degli incidenti è un profondo disallineamento tra la percezione del rischio e la realtà oggettiva dell’ambiente montano. Esponenti del Soccorso Alpino hanno ribadito l’allarme per l’impreparazione dei frequentatori. L’uso di attrezzatura inadeguata, come scarpe da ginnastica o magliette di cotone non adatte, e la mancanza di scorte d’acqua sono stati identificati come fattori ricorrenti. Questa problematica non deriva da una semplice mancanza di informazioni (le regole di base del CAI sono ampiamente diffuse ), ma da una forma di “incoscienza”. Tale comportamento riflette una volontaria sottovalutazione dell’ambiente, un’attitudine che mette a rischio non solo la vita del singolo, ma anche quella dei soccorritori.

Il Ruolo Amplificatore dei Social Media

Una delle dinamiche più evidenti e preoccupanti emerse nelle analisi degli ultimi anni, e consolidata nell’estate 2025, è il ruolo dei social media come fattore di rischio. Come indicato in un rapporto di marzo 2025, i social network hanno trasformato le vette in “set fotografici” e i sentieri in “contenuti da condividere”. L’obiettivo non è più l’esperienza in sé, ma la “prestazione da dimostrare” , spingendo a cercare una “foto spettacolare da postare”. Questo fenomeno non è privo di conseguenze: la problematica dei “selfie estremi” ha causato oltre 200 morti in sei anni a livello globale. Questo atteggiamento riduce la montagna a uno “sfondo” da consumare , un approccio che si manifesta anche nell’abbandono di rifiuti e nel disturbo della fauna. Tale disinteresse per la natura complessa dell’ambiente non è più una semplice mancanza di conoscenza, ma si evolve in una vera e propria mancanza di rispetto, un fattore qualitativamente nuovo che alimenta il rischio.

Le Risposte del Sistema di Soccorso e di Prevenzione

In risposta al crescente numero di incidenti, le istituzioni hanno intensificato le attività di prevenzione. Il CNSAS e il CAI hanno promosso la campagna “SICURI in MONTAGNA d’estate 2025”, organizzando decine di eventi in tutta Italia con presidi informativi e dimostrazioni di soccorso. Un’iniziativa chiave è stata la promozione dell’app GeoResQ, uno strumento fondamentale per la geolocalizzazione in caso di emergenza. Tuttavia, un dato statistico cruciale suggerisce un’efficacia limitata di queste campagne tradizionali: la maggior parte delle persone soccorse non è iscritta al CAI. Questo divario indica che le iniziative basate su affiliazioni o presidi fisici, pur lodevoli, non riescono a raggiungere il frequentatore occasionale e non affiliato, che rappresenta il gruppo più numeroso e a rischio.


Il Bilancio Annuale del CNSAS: Interventi, Feriti e Decessi
Per comprendere il quadro del 2025, è fondamentale analizzare i dati consolidati dell’anno precedente. Nel 2024, il CNSAS ha gestito oltre 12,000 interventi in ambiente impervio , una media di 33 al giorno. I dati ufficiali indicano un numero di decessi compreso tra 466 e 491 , un dato che, sebbene mostri una leggera flessione rispetto ai 491 decessi del 2023 e ai 504 del 2022, rimane “altamente significativo”. Questa stabilità nel numero di vittime negli ultimi tre anni suggerisce che la problematica non è un’anomalia stagionale, ma un fenomeno strutturale e persistente.
Tipologie di Incidenti e Attività a Rischio
I dati del 2024 confermano che la principale causa di incidenti mortali e di soccorso è l’escursionismo ordinario, che ha rappresentato il 44.3% dei casi. Le analisi dimostrano che la maggior parte degli incidenti non avviene su pareti verticali o in condizioni estreme, ma è legata a cadute o scivolate. La perdita di orientamento emerge come la seconda causa di intervento del CNSAS in alcune regioni, come la Delegazione Lariana, con 92 casi su 445 interventi totali. Questa combinazione di fattori rivela un “analfabetismo escursionistico” diffuso, una mancanza di competenze di base come la lettura di mappe, l’orientamento e la pianificazione dell’itinerario.
Un Confronto Oltre Confine: L’Esperienza Svizzera
Un confronto con i dati internazionali fornisce una prospettiva interessante. In Svizzera, l’estate 2024 ha registrato il numero di decessi per escursionismo più basso degli ultimi dieci anni, con 36 vittime. Tuttavia, il numero di persone soccorse perché “bloccate” o “sfiancate” dopo essersi perse è aumentato. Questa dinamica suggerisce che, nonostante l’aumento dell’impreparazione, una cultura proattiva che incoraggia a chiedere aiuto prima che la situazione degeneri in un incidente fatale può fare una differenza sostanziale. Il dato svizzero evidenzia che una strategia di sicurezza non deve solo prevenire il rischio, ma anche ridurre la percezione di debolezza associata alla richiesta di soccorso, spingendo le persone a contattare le squadre di emergenza prima che sia troppo tardi.
L’Importanza della Cultura Associativa
I dati del 2024 evidenziano un marcato divario tra la cultura della montagna tradizionale e quella dei nuovi frequentatori. Un rapporto del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzese ha rivelato che solo il 13.2% delle persone soccorse era iscritto al CAI, mentre l’86.8% non lo era. Questo dato, sebbene riferito a una singola regione, riflette una problematica più ampia e strutturale a livello nazionale. La stragrande maggioranza delle vittime non si identifica con le associazioni storiche che promuovono la sicurezza e l’educazione in montagna. Ciò dimostra che le strategie di prevenzione devono essere ripensate per raggiungere un pubblico che non si sente parte di queste istituzioni.

Confronto Critico e Analisi dei Trend
Continuità e Aggravamento dei Fattori di Rischio

Il confronto tra le due stagioni estive rivela una preoccupante continuità dei fattori di rischio, con un potenziale aggravamento. I problemi identificati nel 2024 – l’escursionismo ordinario come causa principale, la perdita di orientamento, l’impreparazione e l’influenza dei social media – non solo si sono confermati, ma sembrano essersi intensificati nell’agosto 2025. I dati preliminari per l’estate 2025, con il bilancio che si avvicina rapidamente ai 100 decessi, indicano un’accelerazione della problematica durante il periodo di massima affluenza. Questo suggerisce che il fenomeno non è passeggero ma in crescita, e che la “spinta digitale” dei social media sta diventando un fattore sempre più preponderante nella dinamica degli incidenti.
Il Gap tra Prevenzione e Impreparazione
Nonostante l’intensificazione delle campagne di prevenzione nel 2025, il divario tra la cultura della sicurezza promossa dal CNSAS/CAI e il comportamento dei frequentatori occasionali rimane ampio e profondo. Le campagne basate su presidi fisici o su canali di comunicazione tradizionali non riescono a competere con la viralità e la disintermediazione delle informazioni (spesso errate) veicolate dai social network. La prevenzione “dall’alto” ha raggiunto i suoi limiti di efficacia. È necessario un cambio di paradigma: le strategie devono trasformarsi da monologo istituzionale a dialogo bidirezionale, utilizzando le stesse piattaforme digitali per educare e sensibilizzare il pubblico più vulnerabile, raggiungendolo dove si informa e si motiva.

Principale Attività a Rischio Escursionismo ordinario (44.3%) Conferma del trend, con un bilancio di quasi 100 morti. La causa strutturale del problema rimane l’escursionismo non professionale. Cause Primarie di Incidente Impreparazione, cadute, perdita di orientamento. Impreparazione e incoscienza (uso di attrezzatura inadeguata, mancanza di acqua). I problemi di base non solo persistono, ma sono dichiarati come “incoscienza”, indicando una consapevolezza del rischio ignorata.

Ruolo dei Social Media Montagna percepita come “set fotografico”. Ricerca di “foto spettacolari” e abbigliamento inadatto. L’influenza digitale non è un fenomeno passeggero, ma un fattore di rischio in crescita che alimenta il comportamento sconsiderato.

Affiliazione dei Soccorsi 86.8% dei soccorsi in Abruzzo non iscritti al CAI. Conferma della sfida nel raggiungere il frequentatore occasionale. Esiste un profondo divario tra la cultura della sicurezza promossa dalle associazioni e i nuovi frequentatori.

Raccomandazioni Strategiche: Cosa si Deve Ancora Fare
L’analisi dei dati e delle dinamiche tra il 2024 e il 2025 dimostra che le attuali strategie di prevenzione, pur essendo necessarie, non sono sufficienti per invertire la tendenza. Le seguenti raccomandazioni mirano a costruire un approccio olistico e proattivo.
Azioni Immediate e di Breve Termine

  • Rafforzamento dell’Informazione e della Sorveglianza: Intensificare la presenza di operatori del CNSAS e del CAI, in collaborazione con la Polizia di Stato , sui percorsi più popolari e ad alto rischio. L’obiettivo non deve essere solo la vigilanza, ma anche la consulenza preventiva.
  • Creazione di “Punti GeoResQ”: Istallare punti informativi fissi e ben visibili, ad esempio presso rifugi o ai piedi dei sentieri più frequentati, dove si possa fornire assistenza sulla pianificazione del percorso e sull’uso di strumenti tecnologici come l’app GeoResQ.
  • Campagne di Comunicazione Digitali Mirate: Lanciare campagne sui social media (es. TikTok, Instagram) che utilizzino linguaggi e formati (video brevi, “challenge” educative) che risuonino con il pubblico più giovane. L’obiettivo è superare il modello tradizionale e incontrare i frequentatori dove si informano e si motivano. Le campagne devono enfatizzare l’importanza del “saper rinunciare” e del rispetto per l’ambiente, contrastando la narrazione della “performance a tutti i costi”.
    5.2 Strategie di Lungo Periodo: Educazione e Formazione
  • Integrazione dell’Educazione Ambientale nel Sistema Scolastico: Promuovere la collaborazione tra istituzioni e associazioni per integrare nei programmi scolastici l’educazione ambientale e le competenze di base di orientamento e sicurezza in montagna. Questo è fondamentale per formare una nuova generazione di frequentatori consapevoli.
  • Incentivazione dell’Affiliazione Associativa: Le associazioni come il CAI devono intensificare la comunicazione dei benefici concreti dell’iscrizione, che includono non solo la copertura assicurativa contro gli infortuni ma anche l’accesso a corsi di formazione strutturati, che sono cruciali per colmare il divario di competenze.
    5.3 Sfruttare la Tecnologia per la Sicurezza
  • Sviluppo di Piattaforme Integrate: Creare una piattaforma digitale unica che integri l’app GeoResQ con dati meteo in tempo reale, percorsi certificati, informazioni sui rifugi e guide virtuali basate sull’esperienza degli operatori del soccorso. Questo strumento deve diventare un punto di riferimento per ogni escursionista.
  • “No Selfie Zones” e Segnaletica Intelligente: Implementare in luoghi ad alto rischio (es. creste esposte, punti panoramici pericolosi) delle “No Selfie Zones” con segnaletica non solo di divieto, ma anche esplicativa, che illustri i pericoli specifici e le ragioni di un comportamento prudente.
    5.4 Rafforzamento della Collaborazione Istituzionale
  • Istituzione di un Protocollo Inter-Organizzativo Nazionale: La frammentazione delle risposte tra regioni e istituzioni (come evidenziato dalla necessità di accordi regionali ) rappresenta un limite alla strategia nazionale. Si propone lo sviluppo di un protocollo unificato tra CNSAS, CAI, guide alpine, ministeri e Protezione Civile per garantire un coordinamento efficace e una risposta omogenea su tutto il territorio nazionale.
  • Coinvolgimento di Stakeholder Privati: Coinvolgere attivamente produttori di attrezzatura, tour operator, influencer e piattaforme digitali in una strategia di prevenzione condivisa. Le aziende devono promuovere l’uso consapevole dei loro prodotti e gli influencer devono diventare veicoli di un messaggio di sicurezza, non solo di intrattenimento.

Conclusioni
Il quadro delineato dall’analisi comparativa tra il 2024 e il 2025 non rappresenta un’emergenza isolata, ma la manifestazione acuta di un problema strutturale. Il numero di incidenti e decessi rimane tragicamente stabile su un plateau elevato, alimentato da un persistente analfabetismo escursionistico e amplificato da nuove dinamiche sociali e digitali. Il sistema di soccorso, pur essendo eccellente, non può da solo farsi carico di una problematica che ha radici nella cultura e nella mancanza di consapevolezza. Per invertire la rotta, l’Italia deve compiere un “salto culturale” che ponga la prevenzione al centro, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione: dalla formazione tradizionale nelle scuole all’uso proattivo dei social media, dalla tecnologia integrata alla collaborazione istituzionale. La montagna non è un “parco ricreativo” , ma un ambiente complesso che esige rispetto, umiltà e preparazione. Solo un approccio globale e coordinato può sperare di riaffermare questi valori e garantire un futuro più sicuro per tutti i suoi frequentatori.

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