Mentre il “modello neve a ogni costo” mostra i suoi limiti strutturali e ambientali, nel silenzio delle valli laterali e dei borghi meno abbagliati dalle luci olimpiche, sta germogliando una resistenza silenziosa. È il movimento del turismo dolce, una galassia di guide alpine, piccoli albergatori e comunità locali che ha deciso di smettere di rincorrere il ghiaccio artificiale per riscoprire il valore della montagna nuda.
La Scommessa dell’Inverno “Nudo”
Nelle zone del Comelico o in certi angoli della Val di Zoldo, lontano dai grandi flussi di Madonna di Campiglio, si sta consolidando un’offerta turistica che non prevede lo skipass. Qui, la mancanza di neve non è vissuta come una catastrofe economica, ma come un’opportunità di narrazione diversa.
• Il camminare come atto politico: Il trekking invernale e il forest bathing (l’immersione nei boschi) su sentieri storici stanno registrando una crescita di interesse del +25% negli ultimi tre anni. Turisti che cercano il silenzio, non il rumore dei cannoni, e che preferiscono investire i propri soldi nella gastronomia locale o nell’artigianato piuttosto che in un tornello tecnologico.
• L’economia del “piccolo e lento”: Questi modelli hanno costi di gestione infinitamente più bassi. Non servono bacini da milioni di euro né bollette elettriche da capogiro. La ricchezza prodotta rimane sul territorio, non viene drenata dalle grandi multinazionali degli impianti a fune.
La Riconversione dei Borghi: Oltre lo Sci
Alcuni villaggi alpini stanno già sperimentando la riconversione delle vecchie piste dismesse, trasformandole in parchi didattici o percorsi per la mobilità lenta. È un’operazione di archeologia turistica che invece di cementificare, ripristina la permeabilità dei suoli e restituisce alla fauna selvatica i corridoi ecologici interrotti per decenni. Il mercato del “turismo dell’esperienza” sta dimostrando che esiste una fetta di pubblico disposta a pagare non per la performance sportiva, ma per la connessione autentica con un ambiente non manipolato.
La Sfida al Mercato Dominante
Riuscirà questa visione a scalzare il gigante del turismo di massa? Se guardiamo agli ultimi 5 anni, la disparità è ancora enorme: il fatturato dello sci domina ancora l’economia montana. Tuttavia, la fragilità del sistema tradizionale — che necessita di continui sussidi pubblici per coprire le perdite causate dal clima — sta rendendo il turismo dolce l’unica vera assicurazione sul futuro.
La vera notizia di queste festività 2025 non è dunque solo il numero chiuso, ma la presa di coscienza di una parte della popolazione dolomitica: la montagna non ha bisogno di noi per essere “perfetta”. Ha bisogno che smettiamo di trattarla come un prodotto da consumare prima che scada.
La monetizzazione del sacrificio ambientale ci dice che lo sci di massa è un sistema in debito d’ossigeno. Le comunità del turismo dolce rappresentano la prima vera alternativa sistemica: un modello dove la montagna torna a essere soggetto e non oggetto, dove l’economia non è una linea retta verso l’alto, ma un ciclo che rispetta le stagioni, anche quelle senza neve.





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