Questa settimana, il volo ci ha portato attraverso una perturbazione densa di significati, tra il 5 e l’11 gennaio. Le Dolomiti sembrano un gigantesco teatro all’aperto dove le prove generali per le Olimpiadi 2026 stanno accelerando, ma dietro le quinte si agitano dubbi, fragilità e speranze. Abbiamo cercato una rotta comune, ma quello che vediamo da lassù è un territorio che vibra a frequenze diverse: l’entusiasmo degli sportivi si scontra con la fatica dell’economia e i dilemmi della gestione del territorio.


Diario di bordo – 12 Gennaio 2026 Rotta: Val di Fassa – Tarvisio – Belluno – Bolzano. Condizioni: Visibilità eccezionale (Aurora Boreale), forti venti politici al suolo.

Il Dirigibile Dolomiti apre questo 2026 con un’immagine che rimarrà negli occhi di tutti. Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, il cielo sopra le Marmarole si è tinto di rosso. Non era un tramonto, ma un’aurora boreale figlia del ciclo solare 25, che ha trasformato le nostre montagne in un paesaggio artico. Un segno di meraviglia che, per un attimo, ha unito tutti con lo sguardo all’insù. Ma appena abbassati gli occhi, la realtà della terra ha ripreso il sopravvento.

Le Prove Generali (Sport e Turismo) Spostando il radar verso le piste, vediamo il fermento olimpico che non è più solo una promessa. In Val di Fassa, sulla pista La VolatA, tre regine delle nevi – Lindsey Vonn, Federica Brignone e Sofia Goggia – hanno disegnato curve perfette in un allenamento che profuma già di medaglie. A Tarvisio, la macchina organizzativa per la Coppa del Mondo femminile gira a pieno regime: neve promossa dalla FIS, tribune sold out, tutto è pronto per il grande show del 17-18 gennaio. Anche Cortina vive nel futuro: il centro è un cantiere di sogni e infrastrutture, con gli sciatori che sfrecciano indossando già il “casco obbligatorio” e lo “Skipass Pre Olimpico”. Qui la rotta sembra chiara: velocità, efficienza, vetrina globale.

Il Motore che Arranca (Economia) Eppure, se guardiamo i grafici che arrivano dalla sala macchine dell’economia, la velocità diminuisce bruscamente. Le nostre province, un tempo locomotive, ora faticano in salita. Bolzano cresce solo dello 0,55% (63° posto in Italia), Trento fa ancora peggio con un +0,44% (81° posto). La fine della spinta del PNRR si sente, e il Dirigibile avverte il peso della burocrazia e del costo del lavoro che frenano la ripresa. È un paradosso: ospitiamo l’evento più costoso del mondo, ma la nostra economia reale rischia di perdere terreno.

La Contesa (Politica e Ambiente) Il contrasto più forte si registra sopra il Nevegal, il “Colle” di Belluno. Qui non ci sono campionesse che sciano, ma partiti che litigano. Il PD accusa il Comune di non avere una rotta (“stazione allo sbando”), l’amministrazione risponde invocando la sostenibilità economica. È lo specchio di una difficoltà più ampia: come gestire la montagna “minore” mentre i riflettori sono tutti sulle grandi stazioni olimpiche? Intanto, a Trento, si prova a cambiare rotta sui rifiuti con la tariffa puntuale (chi più inquina, più paga), un segnale di civiltà ecologica che stride però con l’allarme per i siti inquinati a Trento Nord.

Luci nella Notte (Cultura e Cronaca) Prima di atterrare, il Dirigibile sorvola le luci della cultura che, come l’aurora, cercano di illuminare il buio. A Belluno la rassegna “Oltre le Vette” ci invita a riflettere sulla “Neve?” (con il punto di domanda, non a caso), mentre le mostre di Klimt a Mel e dello scultore Fiabane ci ricordano che la bellezza è un bene rifugio. Ma la cronaca ci riporta a terra con violenza: incidenti a catena sulla Statale Alemagna, scontri frontali a Longarone, e la follia di chi aggredisce le forze dell’ordine ai mercatini di Bolzano. La sicurezza, sulle strade come nelle piazze, resta una conquista quotidiana e fragile.

Chiudiamo il diario di questa settimana con una sensazione agrodolce. Le Dolomiti brillano sotto l’aurora e sotto i riflettori dello sport, pronte a stupire il mondo. Ma sotto la neve battuta dalle campionesse, il terreno economico e sociale è friabile. La “rotta comune” verso il 2026 c’è, ma è un sentiero di montagna: ripido, faticoso e non privo di pericoli. Il nostro compito sarà continuare a segnalare le buche, non solo a celebrare le vette.

Passo e chiudo.

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