
Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. È stato presentato in una bella serata ampezzana e con la cautela che si riserva agli oggetti che non appartengono soltanto al presente, l’ultima edizione di Tesori d’Arte. Un libro, sì, ma sembra piuttosto una porta. Aprendolo, si ha l’impressione che dalle pagine possano uscire odori di legno antico, polvere di calce, il passo lento dei pellegrini che per secoli avevano attraversato la valle.
Le 55 chiese e cappelle descritte non sono semplici edifici: sono presenze. Alcune, isolate tra i boschi, sembrano ancora oggi vigilare su un mondo che non esiste più; altre, incastonate nei paesi, hanno assorbito generazioni di sguardi, preghiere, paure, speranze. Ogni affresco, ogni scultura lignea, ogni pietra scolpita custodisce un frammento di una storia che raccontarla occorrono intere vite. E il pubblico presente ha apprezzato alcune anteprime commentate dagli autori.
Alla presentazione c’erano tutti. Il presidente della Provincia Roberto Padrin per sottolineare la piena collaborazione per la promozione dei Valori della provincia bellunese, la sindaca di Lorenzago e Vigo e oggi Consigliera in Regione Veneto Silvia Calligaro, che è anche una collaboratrice attiva del progetto, la dott.sa Casotto, rappresentante per la Sovrintendenza, il sindaco di San Vito Franco De Bon e il curatore dei Musei Cadorini Marco Zucco.
Le curatrici come esploratrici
Letizia Lonzi e Tiziana Menegus, insieme ai dieci autori che le hanno affiancate, sono come esploratori di un territorio invisibile. Non cercano tesori d’oro, ma errori da correggere, attribuzioni da rimettere al loro posto, fili dispersi da riannodare. Il loro lavoro ha qualcosa di ostinato e paziente, come se volessero restituire dignità a un patrimonio che, per troppo tempo, era rimasto in penombra.
E poi c’è la novità inattesa: l’edizione inglese, Hidden Treasures. Per una maggiore accessibilità culturale con mappe bilingue. Come se quelle piccole chiese di montagna, abituate al passo lento dei valligiani, dovessero ora prepararsi a ricevere visitatori da mondi lontani. Infatti c’è grande attesa per il periodo futuro post olimpico. Una strana sensazione di apertura, quasi di vertigine. In realtà è una mancanza colmata. Monica Dalus, consigliera del comune ampezzano, ne ha sottolineato l’importanza per “il dialogo” del territorio con il turista.
La valle come un organismo vivente
La Valle del Boite, osservata attraverso il libro, non è più una semplice porzione di territorio. È un organismo vivente, fatto di vene d’acqua, ossa di pietra, cicatrici lasciate da secoli di fatica. Le comunità che l’avevano abitata appaiono come custodi inconsapevoli di un’eredità fragile, che rischiava di sgretolarsi come intonaco vecchio se nessuno avesse avuto la pazienza di toccarla con delicatezza.
Una collaborazione nata 23 anni fa
La Provincia, la Diocesi, la Soprintendenza: tre nomi che, per una volta, non suonano come entità astratte, ma come mani che lavorano insieme. Mani che cercano di trattenere ciò che il tempo, con la sua indifferenza, tende a coprire e cancellare.

I giovani e il mistero delle cose antiche
La presenza degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo “Ampezzo e Cadore” ha aggiunto un elemento inatteso. I ragazzi, con la loro energia ancora non consumata, hanno già la consapevolezza di essere legati a quelle opere nate secoli prima che loro venissero al mondo. Forse non lo sapevano, ma hanno imparato una lezione che non si insegna sui banchi: che il passato non è mai davvero passato, e che ogni gesto di cura è un modo per resistere all’oblio.
Una valle che chiede di essere ascoltata
La Corale Cortina ha accompagnato la presentazione con cori e canti. Alla fine della presentazione, quando la chiesa è ritornata al suo silenzio naturale, sembrava che qualcosa fosse cambiato. Non nei marmi e pietre, non negli affreschi, ma negli sguardi di chi era presente. Come se la valle, attraverso quel libro, avesse parlato. È come se tutti avessero capito che quei tesori non erano soltanto opere d’arte, ma frammenti di un’identità collettiva che, per continuare a vivere, aveva bisogno di essere guardata, raccontata, ricordata.





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