Una lista contestata, un partito diviso e una domanda che nessuno vuole affrontare: cosa c’è davvero dietro al confronto tra Kompatscher e Knoll?
Lo scontro tra Arno Kompatscher e Sven Knoll si è trasformato in una vicenda che sembra allungarsi a ogni nuovo passaggio, un conflitto che nasce da una serie di ricostruzioni contestate e da un clima politico che, negli ultimi mesi, ha assunto toni sempre più personali. Tutto comincia con alcune affermazioni attribuite a Knoll da un media locale, secondo cui la Süd-Tiroler Freiheit avrebbe avuto accesso alla lista dei donatori della SVP grazie a una presunta fuga di notizie interna. Knoll sostiene che quelle parole non gli appartengono, che si tratta di “ricostruzioni inventate”, e che l’intera vicenda sarebbe potuta rientrare se il Presidente della Provincia avesse accettato una rettifica congiunta. Kompatscher, invece, avrebbe insistito su una forma di ammissione pubblica che Knoll non ritiene di poter concedere.
È da questo punto che la storia comincia a sdoppiarsi: da un lato c’è il presente, fatto di dichiarazioni incrociate e di una tensione crescente; dall’altro c’è il passato, quello della campagna elettorale del 2018, quando la SVP investì una parte significativa del proprio budget per sostenere la candidatura di Kompatscher. All’epoca, il segretario organizzativo Stefan Premstaller spiegò che promuovere il candidato di punta significava promuovere l’intero partito, ma la questione non si chiuse lì. La gestione dei finanziamenti, e in particolare la frammentazione delle donazioni sotto la soglia dell’anonimato, continuò a generare sospetti e domande che nessuno sembrava intenzionato a lasciare cadere.
È in questo contesto che Knoll consegna al presidente della commissione d’inchiesta, Sandro Repetto, una lista di donatori rimasti anonimi. Lui la definisce un atto di trasparenza; altri la interpretano come un gesto basato su informazioni riservate. Ed è qui che entra in scena Philipp Achammer, indicato da alcuni articoli come la presunta fonte della lista. Knoll nega di aver mai fatto il nome dell’assessore, Achammer non conferma né smentisce, e la narrazione comincia a incrinarsi. A questo punto, la domanda che aleggia — e che nessuno sembra voler affrontare direttamente — è se davvero esista un’accusa formale, una “querela”, o se tutto si regga su una serie di interpretazioni che hanno preso una piega autonoma. La vicenda, così come viene raccontata dai protagonisti, sembra oscillare tra ciò che è stato detto, ciò che si sostiene sia stato detto e ciò che qualcuno ritiene che l’altro abbia voluto intendere.
Intanto, all’interno della SVP, la storia riapre fratture che non si erano mai del tutto richiuse. Karl Zeller parla di un “teatro kafkiano”, convinto che la lista dei donatori sia stata costruita “ex post” per danneggiare lui e, indirettamente, Kompatscher. Thomas Widmann, che all’epoca della campagna elettorale aveva un ruolo centrale, sostiene l’esistenza di un “comitato per le donazioni” di cui Zeller avrebbe fatto parte, mentre Zeller respinge l’idea e rimanda la responsabilità a Widmann. Premstaller sceglie la linea dell’attacco frontale, definendo la commissione d’inchiesta “dilettantesca, ridicola e inutile”, mentre il consigliere Helmuth Renzler prende le distanze dai toni del suo partito e chiede di conoscere i contenuti della lista, ottenendo una presa di posizione della presidenza del Consiglio provinciale contro le parole del segretario.
Sul fondo rimane la questione dei finanziamenti, regolata da norme che prevedono sanzioni e controlli più severi in caso di irregolarità, ma che in questa storia sembrano quasi un elemento secondario rispetto al nodo centrale: chi ha detto cosa, chi ha attribuito cosa a chi, e fino a che punto una frase riportata da un giornale può trasformarsi in un caso politico. La domanda che attraversa l’intera vicenda — “c’è davvero una denuncia formale o siamo di fronte a un fraintendimento diventato inevitabile?” — resta sospesa, perché nessuno dei protagonisti la affronta direttamente. Kompatscher insiste sulla necessità di difendere la propria onorabilità; Knoll sostiene che la sua posizione sia stata distorta da una narrazione che non gli appartiene.
Il risultato è una storia che continua a crescere, alimentata da dichiarazioni, smentite e interpretazioni che si sovrappongono senza mai combaciare del tutto. Una storia che parla di finanziamenti, di liste riservate, di rapporti interni alla SVP e di un conflitto che, a distanza di anni, sembra ancora lontano dal trovare una conclusione. E che lascia aperta una domanda che nessuno sembra voler chiudere: dove finisce la politica e dove comincia la percezione che ciascun protagonista ha dell’altro?